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Intercultura - Spazio 10:25 e Oltre

LO STATO MODERNO: IDEE, ISTITUZIONI, TRASFORMAZIONI

 Corso a carattere divulgativo sulla storia del pensiero politico moderno.

Caratteristiche generali del corso

  • Tipologia: lezione frontale del docente e domande / dibattito del pubblico
  • Durata di ciascun incontro: due ore
  • Frequenza: settimanale, di martedì dalle ore 21
  • Ingresso: gratuito
  • Dove: Centro civico di via D’Annunzio 35, Monza

Lezioni

Niccolò Machiavelli rappresenta un punto di svolta per la teoria dello Stato e per la concezione della politica. Al grande Fiorentino si deve l’utilizzo del termine “Stato” nel significato moderno e tutta la sua produzione scientifica costituisce un avanzamento determinante verso la modernità. Egli pone in essere una cesura netta rispetto ai canoni politici medievali, fortemente condizionati dalle commistioni con la morale sostenuta dalla scolastica cristiana. Il suo pessimismo antropologico si riflette in un disincantato realismo politico che non nega il conflitto, anzi lo considera elemento essenziale e imprescindibile di ogni società umana. La sua preoccupazione è semmai quella di disciplinarlo e confinarlo all’interno delle regole istituzionali, perché solo così non degenererà in cieca violenza e nessun attore sociale potrà prevaricare gli altri e minacciare le libertà della collettività. Nel nostro incontro cercheremo di sintetizzare i tratti essenziali delle sue riflessioni sul governo dello Stato, le qualità del buon governante, la virtù e la capacità di accrescere la potenza dello Stato, misura ultima della sua azione di governo.

La formazione dello Stato assoluto costituisce il passaggio nevralgico verso l’affermazione dei caratteri dello Stato moderno. Nell’ambito di questa forma di Stato assistiamo alla nascita di concetti e istituzioni che segnano una cesura rispetto al precedente ordinamento medievale, dando vita ad un processo di accentramento del potere finalizzato ad esigenze di carattere economico, sociale e militare. Durante il nostro incontro metteremo in evidenza le profonde ragioni storiche di questo passaggio epocale; chiariremo il reale significato del termine “assoluto” per poi concentrare l’attenzione sul grande protagonista di questa trasformazione, cioè la figura del monarca attorno al quale vengono costruiti i grandi Stati nazionali europei. Infine, analizzeremo, sia pur sinteticamente, il pensiero di due tra i maggiori teorici dell’Assolutismo: Jean Bodin e Thomas Hobbes, le cui opere sono fondamentali per capire compiutamente i fondamenti concettuali che caratterizzavano la struttura e le funzioni della Monarchia assoluta.

Fin dall’epoca medievale l’Inghilterra è stata un’antesignana dei passaggi determinanti per l’evoluzione del costituzionalismo. Questa precocità fu dovuta ad alcuni caratteri peculiari che facevano di quel Paese un unicum nel panorama politico europeo, sia sul piano dell’affermazione dei diritti individuali, sia su quello degli equilibri istituzionali. Nell'incontro saranno messi in evidenza i momenti fondamentali di questa affascinante storia, partendo dalla Magna Carta e dal patrimonio di valori, principi e norme che quel documento ancora rappresenta. Verranno poi analizzate le ragioni che segnarono uno sviluppo istituzionale diverso rispetto a quello degli Stati continentali; ragioni che portarono l’Inghilterra ad essere la culla del Parlamento, dell’anti-assolutismo, dello Stato liberale e del welfare state.

Illuminismo, Enlightenment, Les Lumières, Aufklärung: questa molteplicità di termini esprime una pluralità di concezioni nell’ambito di un unico grande filone di pensiero. Nel 1784 Immanuel Kant, forse la mente più incisiva e il punto più alto toccato dall’elaborazione del pensiero filosofico illuminista, scrive quella che rimarrà come la classica definizione di Illuminismo: “L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dalla minorità imputabile a lui stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Questa minorità è imputabile a se stessi quando la sua causa consiste nella mancanza non dell’intelletto, ma della decisione e del coraggio di servirsi di esso senza una guida altrui. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto! – ecco dunque il motto dell’illuminismo”. In questa celebre definizione sono contenuti tutti i caratteri essenziali dell’Illuminismo, quei caratteri che ne costituiscono il tratto distintivo e che ne determineranno la potenza riformatrice e talvolta rivoluzionaria. L’Illuminismo esorta l’Uomo a utilizzare il bene più prezioso di cui dispone: la Ragione. E segnatamente la ragione individuale, cioè la capacità di ciascuno di pensare con la propria testa, di interpretare il mondo sulla base dei propri canoni razionali e della personale esperienza. Durante il nostro incontro rifletteremo sui caratteri fondamentali dell’Illuminismo, prestando una particolare attenzione alle necessarie distinzioni tra quello francese e quello britannico, mettendo in connessione i profili teorici con le ricadute politiche e giuridiche sull’evoluzione della forma di Stato: un passaggio decisivo per l’affermazione del costituzionalismo.

Vi sono momenti in cui la Storia si trova di fronte ad un bivio: la scelta determina il futuro come in un gioco di sliding doors. L’ultimo quarto del XVIII secolo è stato uno di quei momenti. Le idee illuministico-liberali che avevano solcato il secolo stavano per trasferirsi dai libri, dal pensiero dei loro autori, dai cieli delle teorie alla concretezza degli assetti istituzionali, alla prassi politica, al conflitto per l’affermazione concreta di valori e principi. La rivoluzione americana, quel lungo e complesso periodo storico che va dalla Dichiarazione di Indipendenza del 1776 alla sentenza Marbury v. Madison della Corte Suprema del 1803, forma uno Stato liberale, democratico, repubblicano e federale: un unicum per l’epoca, frutto di un doppio patto tra cittadini e tra Stati membri. La rivoluzione francese segnerà il punto fondamentale per il costituzionalismo euro-continentale da cui scaturiranno nel bene e nel male buona parte delle conseguenze politico-istituzionali che caratterizzeranno tutto l’Ottocento nel Vecchio Continente. Dentro la Rivoluzione troviamo l’imporsi di principi universali ma al tempo stesso scorgiamo una lotta durissima tra costituzionalismi incarnati dagli antesignani dei partiti moderni.

Con l’espressione “Stato Liberale” si intende ricomprendere declinazioni molto variegate ma tutte caratterizzate da principi comuni, tra i quali: riconoscimento delle libertà individuali e fissazione di decisive garanzie per la loro protezione, separazione dei poteri, tendenziale astensione da parte dello Stato di ingerenze nelle dinamiche economiche, da lasciare al libero dispiegarsi delle energie sociali. A fronte di questi principi comuni, però, troviamo notevoli differenze tra le varie esperienze. Il nostro incontro vuole mostrare sia gli elementi comuni che quelli di divaricazione, prestando una particolare attenzione alle vicende dello Stato liberale britannico e a quello dell’Italia statutaria. Inoltre, verranno analizzati i profili ideologici e istituzionali delle due forme di Stato che il Novecento ha posto come avversari dello Stato liberale, ovvero lo Stato socialista e quello autoritario.

In tutte le società regolarmente costituite, nelle quali vi ha ciò che si dice un governo, noi oltre al vedere che l’autorità di questo si esercita in nome dell’universo popolo, oppure di un’aristocrazia dominante, o di un unico sovrano […], troviamo costantissimo un altro fatto: che i governanti, ossia quelli che hanno nelle mani ed esercitano i pubblici poteri, sono sempre una minoranza, e che, al di sotto di questi, vi è una classe numerosa di persone, le quali non partecipando mai realmente in alcun modo al governo, non fanno che subirlo; esse si possono chiamare i governati”.
E’ sempre difficile e forse arbitrario cercare di individuare una frase che abbia la forza espositiva per illuminare il tratto fondamentale da cui muovono le teorizzazioni di un pensatore. Tuttavia in quella proposizione sono presenti, in nuce, un impianto concettuale ed una terminologia che bene rappresentano la base di partenza per quella che sarà tutta l’elaborazione teorica del pensiero di Gaetano Mosca (Palermo, 1858 – Roma, 1941), che dell’elitismo è stato uno dei fondatori con Vilfredo Pareto e Robert Michels. Il nostro incontro dapprima metterà in luce i legami concettuali esistenti tra realismo politico ed elitismo, per poi concentrarsi sui canoni fondamentali del pensiero elitista, visti attraverso la produzione scientifica, in particolare, di Gaetano Mosca: alla ricerca degli elementi di attualità che ancora questo filone presenta.

La fine della seconda guerra mondiale provoca la nascita di una vera e propria nuova generazione di costituzioni, tutte rispondenti ai canoni del costituzionalismo democratico. Il costituzionalismo democratico presenta diversi elementi di continuità ma anche profonde ragioni di discontinuità con quello liberale. Tra i primi: la protezione dei diritti individuali, la divisione dei poteri, l’affermazione del principio di uguaglianza davanti alla legge. Tra le seconde: il suffragio universale, l’uguaglianza in senso sostanziale, le garanzie relative ai diritti sociali. Il nostro incontro sarà un’occasione di analisi e riflessione su queste analogie e differenze, prendendo come esempio fondamentale la comparazione tra lo Statuto Albertino e la Costituzione Repubblicana, nel quadro però di alcune linee di tendenza che hanno accomunato buona parte delle nazioni di democrazia classica.

L’intreccio tra costituzionalismo e dottrine economiche è uno degli aspetti più affascinanti della cultura umanistica del Novecento. Il secolo scorso ha presentato una vasta gamma di approcci e possibili soluzioni a tematiche particolarmente delicate come il rapporto tra democrazia e capitalismo, tra libero mercato e intervento statale nell’economia, le ragioni per la costruzione del welfare State ma anche per il suo controllo entro dimensioni sostenibili, e così via. Idee economiche e costituzionali si sono confrontate e spesso anche scontrate. Le diverse scuole della scienza economica hanno dato vita a scontri dialettici memorabili i cui effetti si scorgono ancora oggi dietro le scelte degli operatori, a cominciare dalle banche centrali come la FED o la BCE. Durante il nostro incontro cercheremo di mettere a fuoco questo intreccio, ricercandone le radici nel pensiero del XIX secolo, per poi concentrare l’attenzione sui dettami teorici della Scuola Keynesiana e della Scuola Austriaca, nonché sulle loro ricadute politico-costituzionali.

Il futuro del costituzionalismo passa da una ripresa dei capisaldi del suo passato, oppure le sfide che la contemporaneità impone necessitano di un approccio nuovo e innovativo perché presentano problemi mai affrontati prima? Nell’ultimo incontro della serie, attorno a questo interrogativo di fondo, verranno illustrati e dibattuti i pressanti cleavages che tormentano la scienza costituzionalistica odierna come, per esempio, i rapporti tra tecnologia, tecnocrazia e democrazia; il mantenimento dello stato nazionale nel quadro di un poderoso processo di globalizzazione; il ruolo delle istituzioni di indirizzo politico e quello dei veto players (nazionali e sovranazionali); i problemi della rappresentanza politica ed il rischio del populismo. Insomma, un’occasione per interrogarsi e discutere sul presente e sul prossimo futuro dello Stato nazionale e del sistema democratico, a conclusione di un ciclo di incontri in cui abbiamo ripercorso l’evoluzione dello Stato moderno nei suoi fondamentali passaggi storici e concettuali.

Manifesto

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L'autore

Prof. Claudio Martinelli

Costituzionalista e saggista, docente di Diritto Pubblico Comparato e Diritto Parlamentare – Università di Milano-Bicocca.
Autore di numerosi saggi scientifici e contributi divulgativi di carattere giuridico, storico e filosofico. Tra i suoi lavori: Le radici del costituzionalismo. Idee, istituzioni, trasformazioni dal Medioevo alle rivoluzioni del XVIII secolo, Giappichelli, Torino, 2011; Diritto e diritti oltre la Manica. Perché gli inglesi amano tanto il loro sistema giuridico, Il Mulino, Bologna, 2014.