Volapük nel 2115?

febbraio 18, 2015

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Dal Volapük..all’ esperanto..all’inglese.. Quale sarà il futuro delle lingue del nostro pianeta?

Nel 1880 un sacerdote bavarese creò un linguaggio con l’ambizione di convertirlo in una lingua universale, mescolando parole prese dal francese, dal tedesco e dall’inglese, che denominò Volapük. Ma questa novità linguistica, invasa da fonemi stranieri e declinazioni come quelle del latino e del tedesco, ereditate dalle lingue indoeuropee, fu un fiasco. Alcuni anni più tardi venne inventata una nuova lingua dal nome più poetico e di apprendimento molto più facile: l’esperanto. Qualunque persona interessata nell’apprenderlo potrebbe memorizzare le sue regole d’uso in un pomeriggio. Ma neanche questa ebbe successo. Un altro idioma faceva allora la sua apparizione come lingua internazionale: l’inglese. 2000 anni fa, l’inglese era una lingua orale parlata dalle tribù che abitavano l’attuale Danimarca durante l’Età del Ferro. Mille anni più tardi questa lingua viveva all’ombra dei re francofoni di una piccola isola situata nel nord ovest dell’Europa. In quell’ epoca nessuno avrebbe potuto immaginare che l’inglese sarebbe stato oggi parlato da quasi 2 miliardi di persone, quasi una su tre nel mondo. La fantascienza ci presenta spesso pianeti in cui si parla una sola lingua, ma questa fantasia sembra più minacciosa sulla Terra, dove molti temono che l’inglese possa eliminare quasi tutte le altre lingue. Che gli esseri umani possano esprimersi oggi in migliaia di idiomi è qualcosa di fantastico.

A poche persone piacerebbe che la propria varietà linguistica andasse perduta. Tuttavia, potremmo chiederci: se tutti gli esseri umani avessero parlato sempre la stessa lingua, ci sarebbe qualcuno che preferirebbe che restassimo separati da migliaia di lingue? Fortunatamente le paure per cui l’inglese si trasformi nell’unica lingua sono infondate o per lo meno premature. Pochi linguisti sono così pessimisti nel supporre che il nostro mondo non avrà più una molteplicità di lingue e culture e di conseguenza varie lingue oltre all’inglese. Ma i giorni in cui l’inglese condivide il pianeta con migliaia di altre lingue appaiono contati. Un viaggiatore del futuro, che dovesse vivere fra un secolo, noterebbe due cose nel paesaggio linguistico. Primo, ci sarebbero molte meno lingue e secondo queste sarebbero molto meno complicate di oggi, specialmente, con meno differenze tra il parlato e lo scritto. E’ possibile che nel 2115 ci saranno non più di 600 lingue, rispetto alle 6000 di oggi. Il giapponese e il mandarino rimarranno, ma le lingue parlate da gruppi minori tenderanno a scomparire, come è accaduto con la maggior parte delle lingue degli indigeni nordamericani e degli aborigeni australiani.

La semplificazione del linguaggio.

Nel corso della storia lo studio di vari periodi ha aiutato a spiegare l’evoluzione delle lingue esistenti e la scomparsa di quelle passate. I vichinghi, per esempio, invasero l’Inghilterra a partire dal VIII secolo e si unirono alla popolazione locale dando origine a una mescolanza tra l’inglese antico, il cui uso si limitava alle élite, e quello parlato al di fuori dei ceti colti: cioè l’inglese moderno. Il mandarino, il persiano, l’indonesiano e altre lingue passarono attraverso simili processi di ristrutturazione del linguaggio. La seconda ondata avvenne quando le potenze europee trasportarono schiavi africani verso le piantagioni obbligando gli adulti ad apprendere una nuova lingua rapidamente, di cui spesso conoscevano solo un centinaio di parole e alcune parti della struttura delle frasi. Dalla necessità di poter comunicare fra loro nacquero le lingue conosciute come creole, nelle quali si mescolano elementi di due o più lingue native con la lingua dei colonizzatori. La terza ondata di semplificazione sta accadendo adesso, con gli spostamenti delle popolazioni tra diversi paesi che stanno dando origine a una nuova razionalizzazione delle lingue. Gli immigrati e i loro discendenti impongono l’impronta delle proprie lingue d’origine nella sintassi, nelle forme lessicali, nelle espressioni e nei tratti fonetici, tuttavia nel giro di due o tre generazioni perdono la propria lingua madre.
Traduzione Albatros di
http://www.elcastellano.org/news/%C2%BFqu%C3%A9-lengua-hablar%C3%A1-el-mundo-en-2115