Un po' di stellette

Ventimiglia e Calais: perchè i migranti non possono circolare liberamente in Europa

settembre 7, 2015

by — Posted in Diritto

Dall’inizio dell’estate stanno suscitando molte polemiche i respingimenti sistematici di migranti nei loro tentativi di attraversamento tra uno stato europeo e l’altro. Immagini simbolo di questa emergenza sono quelle dei centinaia di migranti sugli scogli di Ventimiglia e dei migliaia all’imbocco dell’euro-tunnel della Manica, che da Calais porta verso il Regno Unito. Per una strana ironia della sorte, la Francia si trova a rivolgere al Regno Unito le stesse critiche mosse nei suoi confronti dall’Italia al confine di Ventimiglia, ossia di non prendersi le proprie responsabilità e di compiere atti di forza. Nell’Unione Europea, che ha fra i suoi pilastri la libera circolazione delle persone, introdotta dal Trattato di Schengen (1985), la presenza di posti di blocco alle frontiere è stata definita da molti un fatto anacronistico e contrario ai principi cardine dell’Unione stessa, senza, però, conoscere pienamente il contenuto delle normative europee a riguardo.

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Confine Italia-Francia, da Google Maps.

Innanzitutto va precisato che è vero che Schengen ha abolito le frontiere interne, consentendo ai cittadini membri dell’Unione Europea di circolare liberamente per il suo territorio, ma ciò vale, appunto, solo per i cittadini membri dell’Unione, provvisti di un regolare passaporto Europeo. Tutto ciò non si applica invece ai cittadini di Stati terzi che non hanno i requisiti per entrare legalmente nell’area Schengen; il permesso temporaneo rilasciato dallo stato membro in cui questi ultimi sono giunti non consente loro, poi, di circolare liberamente come regolari cittadini dell’Unione. Un principio, questo, ulteriormente rafforzato da vari accordi bilaterali di cooperazione transfrontaliera tra stati membri, due di questi sono quello di Chambery del 1997 tra Italia e Francia e quello del Touquet del 2003 tra Francia e Regno Unito. In entrambi il punto centrale è la possibilità di respingere i migranti non in regola provenienti dall’altro stato, con obbligo per quest’ultimo di riaccoglierli nel proprio territorio.

Il tutto è poi cristallizzato nella normativa dell’Unione dal Regolamento “Dublino II”, emanato dal Consiglio europeo nel 2003, in tema di asilo politico. Il regolamento è volto ad individuare il più rapidamente possibile il solo Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo, evitando, da una parte, che i richiedenti asilo siano inviati da un paese all’altro e, dall’altra, che questi ultimi abusino del sistema con la presentazione di domande di asilo in più Stati membri; a questo scopo è stato adottato un archivio comune delle impronte digitali dei richiedenti asilo (eurodac) per controllare se sono state presentate diverse domande. L’articolo 10, riguardante in modo specifico il caso di Ingresso o soggiorno illegali in uno Stato membro, non lascia spazio ad alcun dubbio:

Quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle prove indiziarie … che il richiedente asilo ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda d’asilo.

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La Manica, da Google Maps.

Alla luce di tutto ciò questi respingimenti, più che atti di forza, sono una dimostrazione di poca lungimiranza da parte di alcuni stati nel sottoscrivere accordi che, adesso, considerano svantaggiosi. E sebbene sia legittimo chiedere una ragionevole rinegoziazione, puntare il dito contro chi ha beneficiato di tali accordi è solo un modo per nascondere i propri errori di valutazione.