LA MEDUSA VS L’ODALISCA – Ep. 01: L’ultima tentazione di Cristo

settembre 13, 2015

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Ciao a tutte.1  Sono qui con Riccardo Galli, che per l’occasione si unirà a me nel mettere gli occhiali spessi e tenere questa nuova rubrica cinematografica sul blog di Albatros, che oggi vi presentiamo. In questo spazio tenteremo di discutere – anche animatamente, quando non saremo d’accordo2 – di film che incoraggiano interrogazioni, domande, discussioni di vario genere e ai quali, nonostante tutto, spesso ci si avvicina con difficoltà.

Diamo il via alla rubrica con una pericolosa sovversione degli istituti tradizionali della religiosità umana ad opera di questo facinoroso punk eslege.

Il pericoloso sovversivo è quello senza si affila le unghie col vostro copriletto preferito.
Il pericoloso sovversivo è quello che non si affila le unghie col vostro copriletto preferito.

Stiamo parlando de L’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO (THE LAST TEMPTATION OF CHRIST, 1988). Un giovane Willem Dafoe interpreta il ruolo di un noto falegname della Galilea nel 30 dopo se stesso, in un film (due ore e quaranta lisce come l’olio, signora mia) noto principalmente per due motivi: 1) ha fatto incazzare un po’ di gente, 2) È UN FOTTUTO CAPOLAVORO.

WTF?
WTF? Avevo firmato per Spider-man…

Tratto dal romanzo omonimo di Nikos Kazantzakis, messo all’indice nel 1953 e costato la scomunica all’autore, è stato chiamato una produzione pancristiana: un soggetto di un cristiano ortodosso, la sceneggiatura di un calvinista e la regia di un cattolico.

FULVIO: Veniamo subito al punto critico:3 Gesù che fa sesso con Maria Maddalena. Se accettiamo che la figura di Gesù corrisponda a quella di un Dio che si è fatto carne, e come tale può fare esperienza dell’esistenza umana, mi sembra sensato sostenere che dovrebbe essere soggetto a una serie di *tentazioni*. L’aspirazione alla felicità verosimilmente potrà collidere con la chiamata a una missione che prevede il completo sacrificio di sé, e questo comporterà dei conflitti. Gesù si arrabbia, dubita, si autocompiace, etc. Fra queste cose, mi sembra solo naturale che faccia anche esperienza del desiderio sessuale. Umano, troppo umano?

RICCA: Forse, ma il film è attento a raccontare l’umanità di Gesù con uno spettro più ampio del solo desiderio sessuale.4 Ad esempio, nell’episodio della lapidazione (interrotta) di Maria Maddalena, Gesù è dapprima sconvolto per la sorte di quella che è una sua amica d’infanzia e in seguito raccoglie le prime pietre scagliate con un’espressione inequivocabilmente omicida sul volto.5 L’ira la fa da padrona insomma anche se, dato che il nostro protagonista è tormentato sì6, ma non psicopatico, doma l’impulso violento e ricorre all’uso della parola. Il Gesù personaggio ci dirà che non appena apre bocca, è Dio a parlare per tramite suo, e cerca di convincersi (e convincerci) che è a causa di ciò che le sue parole hanno il potere di risolvere problemi, attrarre discepoli, infiammare gli animi. In realtà, la presenza di Dio in tutta la vicenda non è mai certa, manifestandosi attraverso ombre, suoni, voci sempre percepiti attraverso gli occhi di Gesù7 e ciò che resta sono le parole di un uomo che cambiano il suo corso d’azione impedendo lo sfogo distruttivo delle emozioni più violente.

La comunicatività di Gesù ha un ruolo chiave in tutta la pellicola: tutte le sue azioni, la sua vita e (si vedrà) la sua stessa morte hanno effetto in quanto percepite da altre persone. Sono eventi che hanno senso perché trasmettono un messaggio agli altri. Ciò che non appare nel film è un Gesù mago che modifica la realtà e risolve i conflitti con pure manifestazioni di potere soprannaturale. Gli stessi miracoli hanno status quanto mai ambiguo: l’acqua divenuta vino alle nozze di Cana potrebbe essere semplicemente un otre dimenticato dal padrone di casa, o la resurrezione di Lazzaro viene minata nel suo potere testimoniale dagli zeloti che uccidono Lazzaro stesso pochi giorni dopo la sua uscita dal sepolcro.8 Il film ha ben presente il rischio che la vicenda di Gesù possa venire svalutata e ridotta a materiale narrativo indefinitamente manipolabile, ma ironicamente attribuisce la responsabilità di ciò a Saulo di Tarso che (già divenuto Paolo) manifesta l’intenzione di “usare” la storia di Gesù indipendentemente dalla volontà di quest’ultimo.9

FULVIO: Un’altro aspetto molto interessante dell’umanità di Gesù risiede nel suo rapporto con la chiamata. Ne è terrorizzato. Inizialmente, soprattutto perché non capisce cosa gli stia succedendo: chi è che gli parla? Si tratta di Dio, o magari proprio del diavolo, che vuole fare di Gesù un suo strumento? In seguito, quando la natura della sua vocazione gli appare chiara, egli resta piagato da isteriche crisi d’ansia, tutte all’insegna del non essere all’altezza. Non essere abbastanza bravo da riuscire a fare proseliti, temere di tirarsi indietro di fronte all’estremo sacrificio non ritenendosi abbastanza coraggioso, e via dicendo. Non riuscendo a uscire da questo conflitto, Gesù “sbrocca” più volte e in modi perfino grotteschi: procrastina l’improcrastinabile, tenta di nascondersi a Dio, rifiuta qualunque opportunità di mettersi alla prova. Arriva anche a smentire istericamente una prova già ricevuta (come la visione all’interno del monastero nel deserto) e a demotivarsi pesantemente per alcuni errori commessi. In realtà, continuerà ad avere dubbi sulla sua chiamata10 anche a crocefissione già in atto, fino all’ultimo, estremo momento.

Il bello è che questi momenti di debolezza non vengono descritti come pecche di poco conto e dimenticabili nel momento in cui la natura divina di Gesù prenda il sopravvento, ma costituiscono l’interezza della sua persona e della sua opera. 11  In questo senso, Gesù ne L’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO è veramente un personaggio con cui ci possiamo immedesimare, di cui possiamo capire le sofferenze e i conflitti, piuttosto che guardarlo dall’esterno, dal basso verso l’alto, con un falso senso di disonesta superficiale oscena compassione e –

@°#§*& STFU N00000000B!!!1!
@°#§*&% STFU N0000000000B!!!1!

RICCA: Stiamo calmi, arriveremo a quell’altro film.12  Comunque sì, la debolezza, l’insufficienza, l’inadeguatezza sono già parte del personaggio di Gesù all’inizio.

In effetti Gesù parte proprio da una condizione di resa: ha respinto Maria Maddalena (ed è verosimile che proprio per questo lei si sia data alla prostituzione) perché non può accettare la prospettiva di una vita “normale” con una donna13 ma d’altro canto si mette a fabbricare croci14, un mestiere quanto mai infamante, per autopunirsi della propria indegnità alla missione che Dio vuole affidargli. Da questo punto di vista, non credo che si possa dire con certezza se Gesù si affrancherà mai da questa disprezzo per sé stesso, perfino sulla croce, e ciò pone una domanda piuttosto affascinante: qual è l’ultima tentazione di Cristo? La prospettiva di una vita felice (che lo distrarrebbe dalla propria missione di redenzione universale) o il sacrificio stesso (che rappresenterebbe un indulgere ad una forma estrema di autocommiserazione)? E’ importante notare che Gesù, quando è già sulla croce, può ancora compiere questa scelta: attraverso lo stratagemma della visione inviatagli da Satana, gli è infatti restituita quella capacità d’agire che, per ovvi motivi, altrimenti non avrebbe avuto.15

FULVIO: Ok, bravo, hai detto la tua cosa catto-hipster. Adesso posso parlare de LA PASSIONE DI CRISTO? Posso? Posso?

RICCA: Old Kinderhook.

FULVIO: Al confronto, il film di Mel Gibson è tematicamente molto più arido.16 Quella pellicola punta tutto sull’iperrealismo nel tentativo di farci sentire male per il povero Gesù che soffre indicibilmente, tuttavia il significato di questa sua sofferenza non è mai comunicato né reso riconoscibile. Per costruire tale significato, abbiamo bisogno di conoscenze pregresse al film.

RICCA: Non è che dobbiamo prendere i tre crediti di Catechismo I per andare al cinema…

FULVIO: Ritengo che un film come L’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO sia una sintesi molto più convincente del messaggio cristiano rispetto a LA PASSIONE. Se fossi un prete e dovessi scegliere quale film far vedere al catechismo, sceglierei senz’altro il primo.

O forse no.
O forse no.

RICCA: Sono d’accordo. Credo che Mel Gibson volesse forzare l’immedesimazione del pubblico sfruttando l’estrema vulnerabilità del corpo di Cristo, e far così leva su sentimenti di orrore/pietà, ma la scelta come hai detto si è rivelata fallimentare perché non riusciva a restituire alcun senso alla sofferenza di un corpo umano martoriato. Ad un certo punto, il dolore fisico sovrascrive la personalità di Gesù e lo rende oggetto impotente nelle mani dei carnefici: è tutto fatto, per noi non c’è più nulla da capire, c’è solo da digrignare i denti e stringere i braccioli della poltrona.

Questo è esattamente cosa non accade ne L’ULTIMA TENTAZIONE. Perfino dopo la crocefissione, Gesù ha la possibilità e la libertà di scegliere il proprio destino, anzi proprio in quella circostanza acquista questa consapevolezza.

FULVIO: Esiste il caso di un altro film che, al contrario de L’ULTIMA TENTAZIONE, cerca comunque di utilizzare il criterio generale dell’autenticità verso il Vangelo per rappresentare la storia di Gesù, tuttavia prendendosi altre libertà radicali. Si tratta de IL VANGELO SECONDO MATTEO (1964) di Pier Paolo Pasolini.17

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Va bene la miseria, però con Bach.

Pasolini qui impiega attori non professionisti e trovati a caso tra la popolazione locale. Anche Gesù è uno studente di lettere spagnolo diciannovenne, comunista e conosciuto a caso dal regista. Questi volti sono lontani anni luce dal canone di bellezza tipico delle grandi produzioni hollywoodiane. Anche la scenografia è povera, essendo il film stato girato a caso in località rurali dell’Italia centro-meridionale. Il tutto fa sì che l’artificio filmico sia ben evidente (in altre parole, si capisce molto bene che “è finto”), in linea con la cinematografia di quegli anni (cfr. la Nouvelle Vague in Francia). Questo fatto però ha il potere di far risaltare nella maniera più autentica possibile la condizione di miseria in cui versano i personaggi e il forte spirito di comunità che li anima. Scorsese, al contrario, ha a disposizione un budget più sostanzioso, che gli permette di rappresentare la storia nella usuale spettacolarità del cinema americano. Il regista allora va a cercare la sovversione nella scelta del soggetto (un testo altro rispetto ai Vangeli). Così facendo rimane fedele a una carriera che, come gli è stato riconosciuto da molti, lo vede un po’ come un “punk” del cinema, nel senso che tende a sovvertire – e di conseguenza innovare – stili, linguaggi, generi e storie “tradizionali”.18

RICCA: Dirigere un film su un ricco miliardario cocainomane circondato da belle donne – e interpretato da Leonardo DiCaprio? DAVVERO INASPETTATO…

FULVIO: OSCAR! OSCAR PER LEO ADESSO!19

Ok. Un altro punto di interesse per me è quanto dice Slavoj Žižek verso la fine del documentario A PERVERT’S GUIDE TO IDEOLOGY (2012), in cui si parla del film. In quella occasione, il filosofo e psicanalista argomenta che il sacrificio di Gesù nella dottrina cristiana non è, in realtà, un sacrificio “commerciale” (cioè: io muoio e in cambio loro si salvano), ma è qualcosa di ben più radicale e unico. Vorrei avere la tua opinione su questo.

RICCA: Diciamo che i sacrifici hanno avuto natura commerciale, per dirla con Žižek, soprattutto nelle religioni in cui l’incontro personale tra credente e divinità non era possibile. La volontà del dio andava divinata, o riferita al popolo da intermediari privilegiati (es. i profeti): il cristianesimo cambia tutto ciò. Senza entrare nei dettagli, L’ULTIMA TENTAZIONE sceglie un’angolatura ben precisa a riguardo (che in realtà finisce per allontanare la visione del film dall’ortodossia – o almeno credo). Dopo che la croce è issata, cala un silenzio assoluto (in un film che altrimenti è animato da voci, ombre, sussurri, rumori) che indica la totale assenza di un Padre esterno, distante, altro rispetto a noi. Addirittura, lo stesso Dafoe esce dal personaggio e sbatte le palpebre come se si fosse appena svegliato da un brutto incubo. Il senso della sofferenza inferta a Gesù implode mentre diventa via via più chiaro che la sua morte non potrà ipso facto redimere (magicamente) gli uomini: il nazareno non è più il mezzo scelto da una Potenza inconoscibile per agire, egli stesso riassorbe in sé la divinità. E subito dopo sceglie di morire. E’ un po’ un teocidio perpetrato dallo stesso Gesù.

FULVIO: Teosuicidio! Teocidio-suicidio!

RICCA: Esatto.20 In questo modo viene uccisa l’ansia di dover interpretare la volontà di un Dio, appunto, altro. Non è un caso che la religione cattolica non vedrà più molto volentieri la presenza di interlocutori privilegiati della divinità, mentre invece ammetterà l’esistenza dei Santi, individui che hanno cercato di imitare Cristo nella propria vita. Qui, la completa assenza di un Dio Padre separato da Gesù di Nazareth (come accade nel film) non è – come già detto – esattamente in linea con l’ortodossia. Però è vero che, se questo è un film cristiano (in un’accezione diversa dall’appartenenza ad una dottrina cristiana specifica) allora diventa improvvisamente affascinante la provocazione di Žižek, per cui sarebbero proprio i cristiani ad essere gli atei più radicali.

FULVIO: Grazie, Ricca. Mi sento elevato culturalmente e spiritualmente adesso. Mi hai proprio edotto.

RICCA: Fanno dieci euro più mancia, grazie.

FULVIO: Tornando sul pezzo, il film non sta perseguendo una sua particolare agenda nel raccontare questa storia. Cioè non fa del proselitismo d’accatto e viceversa non è facilmente polemico e/o parodistico nei confronti della religione. In questo mi sembra che risieda la sua assoluta onestà e sincerità nell’approcciarsi alla materia trattata. Di più: da ciò discende il fatto che la pellicola praticamente implora di essere guardata e discussa. E’ ironico – ma di certo non sorprendente – che proprio un’opera come questa, di cui è così facile – e soddisfacente – parlare a visione terminata, sia stata oggetto di una campagna di boicottaggio e banalizzazione tanto feroce.

RICCA: Onestà è proprio la parola che cercavo.21 Non è affatto banale, in un film che discute i fondamenti di un sistema di idee vecchio di due millenni e nel quale sarebbe comprensibile trovare amarezza, risentimento o perfino cinismo, scoprire invece che il sentimento che permea tutta la vicenda è un profondo ed incrollabile – tanto più perché immotivato – amore per l’umanità.

 

                                                                                                  JEROBOAM: ”Do you love mankind?”

                                                                                                           JESUS: ”I see men and I feel sorry for them, that’s all.”

                                                                                                JEROBOAM: ”That’s enough.”

 

Qui si chiude la prima chiacchierata de La medusa vs l’odalisca.
Se avete suggerimenti su come migliorare la rubrica, richieste di interventi su dei film in particolare o messaggi minatori da parte di gruppi fondamentalisti, non esitate a scriverci un commento. Alla prossima!

Riccardo Galli è su facebook e twitter.

Fulvio Paleari è su facebook e twitter.

  1.  Ah no scusate: Ciao a tutt*.
  2. Anche quando saremo d’accordo, in realtà.
  3. O percepito come tale.
  4.  Cosa non banale, dato che già prima dell’uscita del film si era sollevato un polverone (in senso anche letterale: sono cose che capitano se metti a fuoco un cinema) sulla “scena di sesso”. Sarebbe stato facile cavalcare la provocazione a fini pubblicitari, o anche solo come forma di risentimento verso i vari tentativi di boicottaggio.
  5.  Courtesy di Willem Dafoe.
  6.  In effetti “isterico” non sarebbe fuori luogo.
  7.  Che potrebbe soffrire di disfunzione bilaterale, a quanto ne sappiamo.
  8.  Povero sfigato.
  9.  Sì, Paolo e Gesù si parlano. So what?
  10. Credo che in psicologia questo si chiami “dissonanza cognitiva”.
  11.  Questo Gesù è meno “gesuesco” di personaggi come Atticus Finch, per esempio.
  12.  LA PASSIONE DI CRISTO (Mel Gibson, Usa 2004): il più grande spot commerciale per fruste dopo Sacher-Masoch.
  13.  “E’ questo il modo in cui dimostri di essere un uomo?” lo provoca lei.
  14.  Una variazione rispetto ai Vangeli, in cui come è noto fabbricava solo mattoncini Lego.
  15.  Provateci voi a fare una grigliata insieme alla famiglia felice con corona di spine, chiodi etc.
  16.  Sia chiaro che difenderò Mel Gibson Mel Gibson regista fino alla morte. E’ bravo. Avete visto APOCALYPTO? APOCALYPTO è bellissimo e di gran lunga il suo film migliore!
  17.  Altro masterpiece.
  18. Sto pensando, per esempio, a TAXI DRIVER, TORO SCATENATO, QUEI BRAVI RAGAZZI, CASINO e anche al recente THE WOLF OF WALL STREET.
  19.  No dai, però seriamente, se adesso non lo vince per THE REVENANT c’è da stracciarsi le vesti. No sul serio, guardate il trailer. Urla “Sto recitando! STO RECITANDO!” tutto il tempo!
  20. La stampa dell’epoca: Scandalo! Falegname colpito dalla Crisi commette teocidio-suicidio. Il leader degli zeloti: “E intanto Pilato dov’era? SI LAVAVA LE MANI!!! RUSPAAAAAA!!11!!11!!”
  21. Quanta onestà.