Chi è la femme fatale?

gennaio 31, 2017

by — Posted in Arti, Cinema

La femme fatale (da ora FF) è un luogo comune apparso nelle narrazioni noir classiche e che da lì si è diffuso più o meno ovunque.

Riguarda un personaggio femminile emancipato e consapevole del proprio grande fascino, che non esita ad usare la propria sessualità per manipolare gli uomini che la circondano.

Nel noir classico, la codifica dei comportamenti della femme fatale è ancora più specifica: tipicamente una FF chiede l’aiuto del protagonista maschile e lo convince a compiere azioni via via più discutibili e moralmente ingiustificabili – fino a che l’uomo si vede perduto e ‘passa al lato oscuro’ rassegnandosi ad essere un cattivo o (la maggior parte delle volte) l’uomo si ‘ravvede’, resistendo alla seduzione esercitata su di lui dalla FF e smascherandone le malvagità (e spesso uccidendola, direttamente o indirettamente).

Nel noir classico, una FF è di solito riconoscibile dal suo aspetto, anch’esso strettamente codificato: indossa lunghi abiti da sera (possibilmente rossi o neri), cappellino con la veletta, a volte guanti lunghi, fuma sigarette (spesso usando un lungo bocchino) e porta un rossetto marcato di un rosso violento.

Lauren Bacall ha recitato con Humphrey Bogart in una delle pietre miliari del film noir, “Il grande sonno” (1946).

Il tropo della FF stigmatizza le donne che perseguono obiettivi personali non coincidenti con il matrimonio (o comunque con la relazione con un uomo) ed esercitano controllo sulla propria sessualità: gli scopi di questi personaggi sono di solito egoistici e malvagi, anzi criminali, mentre il loro eros è ridotto a puro strumento di potere, strumento dal cui uso non sembrano trarre alcuna gioia.

Se negli anni ’30 e ’40 il solo menzionare una donna emancipata, anche per demonizzarla, era una prassi relativamente innovativa (voleva dire ammettere che le donne emancipate almeno esistevano, cosa non banale allora), lo stesso non si può più dire negli anni seguenti: il luogo comune della FF è anzi uno dei principali argomenti usati a sostegno della narrativa sessista per cui le donne avrebbero più potere degli uomini, perché li manipolerebbero con il loro fascino.

Un altro aspetto significativo è dato dal fatto che, paradossalmente, la FF non detiene alcun potere di ottenere direttamente quello che vuole. La realizzazione dei suoi desideri deve sempre passare per la mano di un uomo (il protagonista). E’ lui a commettere il crimine, a compromettersi moralmente, a ‘perdere l’innocenza’, istigato, ingannato, aiutato da lei. La FF ha contemporaneamente il ruolo di Eva e del serpente. Il potere di modificare il corso della trama con le proprie azioni in inglese si chiama agency, e tradizionalmente nel cinema americano gli uomini hanno molta più agency delle donne, che normalmente subiscono passivamente gli alti e bassi della storia, e non li dettano.

Barbara Stanwyck ha recitato la parte della femme fatale nel film che ha dettato gli standard del genere noir: “Doppia indennità” (1943).

I noir successivi al periodo classico hanno cominciato a giocare con questo luogo comune, presentandoci delle femmes fatales che poi si rivelavano non essere tali, o che magari lo erano sì, ma ‘controvoglia’, costrette in quel ruolo da un sistema di potere oppressivo (leggi: patriarcale) che non lasciava loro alcuna via di scampo, o ancora rendendo evidente in maniera intollerabile il loro vero ruolo: quello della vittima.

Madeleine de La donna che visse due volte ed Evelyn di Chinatown sono certamente delle FF atipiche, mentre per quanto riguarda Amy Dunne di Gone Girl… beh, venite a vedere il film e diteci cosa ne pensate.

Se volete approfondire, e vedere una delle più comuni reincarnazioni contemporanee della FF nell’intrattenimento televisivo, potete dare un’occhiata qui (il video è in inglese):

https://www.youtube.com/watch?v=_VeCjm1UO4M