Alcune considerazioni su ‘‘American Sniper’’

gennaio 16, 2015

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AMERICAN SNIPER di Clint Eastwood è un film obsoleto che racconta una storia obsoleta in un modo obsoleto.

Il film è il resoconto della vita di Chris Kyle (interpretato da Bradley Cooper), cecchino e membro dei Navy SEALS, principalmente nel corso dei suoi ripetuti tour in Iraq.


Dopo un incipit imbarazzante in cui veniamo indottrinati sulla teoria semplicistica dell’esistenza di tre tipi di persone (‘pecore’, ’lupi’ e ‘cani da pastore’ che difendono le prime dai secondi) – cosa che incredibilmente il film sembra sostenere senza alcuna ironia – ci viene ammannita la più scontata vicenda da film di guerra americano (compreso, fra gli altri cliché, l’offensivo La Moglie Che Si Lamenta Sempre), una vicenda esplorata in maniera ripetitiva e a nostro parere drammatizzata in modo poco efficace.

Kyle diventa il cecchino più letale della storia americana salvando la vita di innumerevoli compagni e compiendo scelte difficili, torna a casa e continua ad aiutare i commilitoni che soffrono da sindrome da stress post-traumatico (dopo aver superato la sua). Ed è proprio in questo frangente che la sua vita prenderà una svolta ironicamente paradossale. Questo aspetto, che costituisce l’ultima (e probabilmente l’unica) possibilità che il film avesse di fornire un punto di vista interessante, viene affrontato soltanto di sfuggita e senza volontà di approfondire.

Molti critici hanno notato l’interessante dinamica stilistica di campo e controcampo, mutuata dal cinema western, che scandisce il film: da un lato Chris Kyle, dall’altro il suo bersaglio visto nel mirino. Tale rigida, schematica e semplice dinamica (tutto ciò in cui Kyle sembra credere, tutto ciò cui si affida) viene scompaginata da una caotica tempesta di sabbia verso la fine del film, momento che coincide con un importante punto d’arrivo – una nuova consapevolezza – nell’arco narrativo del protagonista. Ma questo non basta.

Non c’è posto per AMERICAN SNIPER in un mondo dove esistono già film come THE HURT LOCKER o ZERO DARK THIRTY e ci dispiace che quest’opera arrivi dal regista di pellicole di ben altro livello: forse è meglio lasciar perdere AMERICAN SNIPER e vedersi invece FLAGS OF OUR FATHERS e LETTERS FROM IWO JIMA.

UPDATE: 6 nomination agli Oscar.